Messaggerie + Feltrinelli: l’unione fa la forza… di chi?

messaggeriePDE_TropicodelLibro_290714

Pochi giorni fa è giunta la notizia di un’alleanza tra il Gruppo Messaggerie e il Gruppo Feltrinelli nel comparto della distribuzione dei libri. La scelta delle parole usate per annunciarla ci ha fatto riflettere e abbiamo cercato di esplorarne il significato rivolgendo alcune domande ai diretti interessati e ad altri soggetti della filiera editoriale inevitabilmente coinvolti

«Nasce il nuovo polo italiano della distribuzione libraria da 70 milioni di volumi all’anno» annuncia con magniloquenza il comunicato stampa che descrive l’accordo sottoscritto tra Gruppo Messaggerie e Gruppo Feltrinelli, subordinato però all’approvazione da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato che dovrà verificare se tale concentrazione di potere sconfini in una posizione monopolistica.

Stiamo parlando di una manovra aziendale che coinvolgerà il commercio di libri al dettaglio (librerie), all’ingrosso e online. Fino a qui parliamo di numeri, in effetti molto rilevanti all’interno della filiera italiana della distribuzione del libro, ma non sufficienti a illuminarci sulle implicazioni e sulle conseguenze di una manovra economica di questo tipo.
Il comunicato stampa cerca di venirci in soccorso laddove prospetta benefici a editori e librai (indipendenti e non):

«Questa intesa rappresenta la concreta possibilità di continuare ad assicurare a centinaia di case editrici indipendenti una distribuzione efficiente e ai librai un servizio nel segno dell’eccellenza, grazie ad una massa critica operativa adeguata in un momento in cui il mercato del libro deve confrontarsi con le conseguenze della crisi economica e con mutati scenari competitivi».

Di sicuro ognuno fa il suo gioco, ma si dovrebbe sapere che nel mondo dell’editoria cosiddetta “indipendente” si parla piuttosto di decrescita e riequilibrio di un mercato saturo di prodotti di cattiva qualità, in uno scenario di chiusura delle librerie e di inanità dell’apparato politico istituzionale. Analfabetismo di ritorno, calo delle vendite di libri, chiusura di librerie e case editrici, sfruttamento endemico dei lavoratori del settore, sono tutte conseguenze di un ecosistema editoriale che non ha ancora imparato ad autoregolamentarsi.

[...]

Per un commento dal lato editori indipendenti abbiamo chiesto a :duepunti edizioni, che vanta un curriculum di distribuzione dei suoi titoli quanto mai pertinente alla notizia, essendo stata cliente sia di Messaggerie sia di PDE, prima di rinunciare a entrambe. Nel suo manuale Essere editori oggi (di cui abbiamo parlato approfonditamente qui: Fare libri oggi: qual è il prezzo giusto da pagare per l’editoria del futuro? e qui: :duepunti e Marsilio, dialogo asimmetrico sull’essere editori oggi) ritiene infatti necessaria, per gli editori che vogliano sopravvivere, una disintermediazione. L’esosità della distribuzione (che di fatto incamera circa il 60% del prezzo di vendita di un libro) ha, nella loro analisi, di fatto distorto il sistema, rendendo non più sostenibile per una casa editrice il suo lavoro.
I tre fondatori della casa editrice – Giuseppe Schifani, Andrea L. Carbone e Roberto Speziale – hanno deciso di mantenere ognuno la sua voce riconoscibile e ci hanno inviato anche una tag cloud di corredo:

«Dalle Parole alle cose. Accogliamo con grande piacere l’invito di Tropico del Libro a esprimere il nostro parere sul comunicato congiunto di Messaggerie e del Gruppo Feltrinelli.
È bene premettere che :duepunti edizioni è uscita da oltre un anno dai canali distributivi classici (quelli riconducibili a società che fanno parte della grande concentrazione di gruppi promo-distributivi-editoriali e della comunicazione multimedia), e a partire dal gennaio 2013 distribuisce e promuove i propri libri in piena autonomia.

Iniziamo col notare che l’ufficializzazione della joint venture più importante di sempre in Italia nel campo della distribuzione editoriale venga data con un comunicato del 17.07.2014, in pieno periodo estivo.
Se è vero che nel comunicato stampa le parole più ricorrenti individuano le topiche del discorso – «distribuzione» e «mercato» con 9 ricorrenze –, è interessante notare come i termini «indipendente», «servizio» ed «efficienza» ripetuti per 3 volte sembrino esorcizzare l’unica parola stranamente assente: monopolio. Di fatto l’accordo tra Messaggerie e Feltrinelli viene realizzato tra i due principali distributori presenti nel mercato e ne «rafforza la leadership» finendo con l’avvantaggiare l’intera filiera che hanno alle spalle. Per entrambe si tratta infatti di enormi gruppi che controllano componente editoriale (gruppo GEMS e Feltrinelli), logistica, distribuzione libraria e grande distribuzione, vendita online, sino alle principali catene librarie e, nel caso di Feltrinelli, persino alcuni immobili su cui le librerie hanno sede e – a questo punto – anche la costellazione di piccoli e medi editori i cui destini dipendono sempre più dal nuovo colosso. Sembra quindi che la frase «offrire anche in futuro a tutti gli editori indipendenti il massimo accesso al mercato e il miglior servizio» sia la traslitterazione di “extra nos nulla salus”.
Giuseppe Schifani

Gli appelli alla bibliodiversità, alla pluralità dei canali di diffusione dell’offerta culturale, alla liberazione della conoscenza dal monopolio e dagli steccati proprietari: passatempi per fricchettoni. Se l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato dovesse avallare la joint venture di Messaggerie e Feltrinelli nel campo della distribuzione libraria, come già quattro anni or sono ha dato via libera a Edigita, piattaforma di distribuzione, rendicontazione, promozione e protezione digitale che vede le stesse Messaggerie e Feltrinelli unite a RCS Libri (con l’esclusione di Mondadori), la partita di Monòpoli che è ormai diventata il mercato del libro sarebbe segnata. Perché sforzarsi di capire che succede, interpretare i nuovi comportamenti di lettura e fruizione, quando puoi fare cartello, rovesciare il tavolo? Il winner-takes-all, è chiaro, è l’unica risposta – cinica, tardo-capitalista – della “grande” editoria italiana alla crisi. Fortuna che c’è chi comincia un altro gioco.
Andrea L. Carbone

I rumors sull’affaire Messaggerie-Feltrinelli hanno prodotto già a maggio reazioni che inducevano a sospettare che, più che a un matrimonio, si fosse di fronte a una “cessione” (o svendita), da parte di Feltrinelli, di un ramo morto, lasciando intendere cosa certa l’avvento della stagione del “distributore unico” marcato Messaggerie. Oggi il flirt ha l’ufficialità del fidanzamento (vedi comunicato formale a firma dei “genitori”, Ottieri e Feltrinelli), ma i toni sono poco convincenti (nella sostanza nulla si dice su cosa accadrà nelle relazioni tra editori e librai in termini contrattuali) mentre la strategia comunicativa ricorda quella degli “amorazzi” estivi dei vip. Il colosso (venturo) “Messaggerelli” ha scelto di rivolgersi a tutti e nessuno: non ha chiarito come il matrimonio mistico (accentramento) possa risolvere la conflittualità dialettica della concorrenza; come la pluralità potrà essere garantita; soprattutto non fa menzione della confluenza di interessi tra librerie di catena (la Feltrinelli, Ibs Bookshop, Corbaccio ecc.), che sono loro proprietà. ESSERE INDIPENDENTI DOMANI (da settembre) potrebbe essere un po’ più complicato…
Roberto Speziale».

[...]

>> Leggi l’intero articolo su Tropico del Libro