L’ideologia positiva dei social network

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Nel finale di The Social Network – il film di David Fincher del 2010 che racconta la genesi di Facebook – un giovane Mark Zuckerberg (interpreta­to da Jesse Eisenberg), risolta la disputa relativa alla proprietà della sua creatura, si ritrova seduto da solo nella sala riunioni di un ufficio legale. Accende il portatile, si collega a quella che è ancora una versione em­brionale di ciò che oggi raduna nel suo ventre oltre un miliardo di utenti, seleziona il nome di Erica (la ex fidanzata che nella prima scena del film lo ha mollato) e le chiede l’amicizia. L’espressione neutra, una mano che per un atti­mo si allunga a cliccare refresh, Zuckerberg-Eisenberg rende chiaro che Facebook è (an­che) un nido di fantasmi; un luogo in cui le relazioni sociali si riconfigurano in termini del tutto inediti.

Su Facebook di Flavio Pintarelli, primo titolo della collana “nativo-digitale” :deep di :duepunti edizioni (disponibile in formato epub e pdf), è uno studio che ha il merito di non incorrere nell’i­dea automatica per cui fb, e in generale tutto quello che emana dalla rete, è qualcosa che riscrive i legami in una declinazione aberrante. È anzi un’occasione perfetta per ragionare sull’evoluzione di ciò che intendiamo per soggettività.

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Estratto da «la Repubblica» del 27.07.2014, p. 47

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