“La stanza del presepe”, il racconto di Angelo Di Liberto

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Un libro piccolo dal senso grande: “La stanza del presepe” racconta la storia di un bimbo speciale di sette anni, alle prese con il Natale. Il suo nome è Giovanni Falcone

8 dicembre 1946, siamo in una casa a piazza Magione, a Palermo. Un bimbo sveglio e vivace riceve in regalo un presepe, posizionato nella sua camera, tra i giochi. Qualcosa però non piace al bambino: un personaggio inquietante, da cui non riesce a staccare gli occhi.

Lo stesso giorno, durante la processione dell’Immacolata, nella zona di Porta Nuova il maresciallo Raffaele Sicurella viene ucciso da sei colpi di pistola, e a casa del bambino la notizia viene accolta con inquietudine: la mamma e il papà ne parlano a bassa voce, la mamma ha paura. 

Il bambino identifica il boss mafioso Tano Filippone con quel brutto pastore dallo sguardo truce, dalla faccia cattiva. Prende la sua spada di legno, combatte contro il ficus come fa generalmente. Ma stavolta non è più un gioco: è un duello cruento, feroce, che lo farà ammalare.

Nella malattia, il bambino dirà: sono siciliano, non ho paura di morire. La sua vita cambia. Lui è Giovanni Falcone: lui è il giudice che diventerà in futuro, il magistrato simbolo della lotta alla mafia.

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