DEEP: | Lotta alla mafia e querele su Facebook: solidarietà a Mauro Vanetti

(AP Photo/dapd, Joerg Koch)

Tra slot e cemento: il Nord Italia come laboratorio delle nuove mafie

Giovedì 19 dicembre sul sito della rivista Falcemartello attorno a cui si raggruppa la Tendenza Marxista Internazionalista in Italia, è apparso un appello che chiama alla solidarietà nei confronti di Mauro Vanetti. Mauro è un militante di Rifondazione Comunista di Pavia, informatico di mestiere e attivista antimafia. Coloro che frequentano Giap, il blog di Wu Ming, conoscono Mauro perché è un commentatore abituale, acuto e intelligente.

A un lettore poco attento o poco informato potrebbe apparire inconsueta l’associazione tra l’attvismo antimafia e la città di Pavia. Eppure nella cittadina lombarda sono attivi processi che stanno legando sempre più strettamente la politica e l’economia locale alla criminalità organizzata, perché “Pavia è una città lombarda a forte penetrazione mafiosa, dove la deindustrializzazione continua (ultimo caso, la annunciata chiusura dello stabilimento Merck, che dà lavoro complessivamente a circa 400 persone) ha lasciato spazio a un capitalismo parassitario e speculativo (palazzinari, gioco d’azzardo, corruzione)”.

Il Nord Italia è diventato da diversi anni un laboratorio delle nuove forme di capitalismo deindustrializzato. Un capitalismo in cui le organizzazioni criminali, con la loro disponibilità di capitali illegali da riciclare, giocano un ruolo di primo piano creando zone grigie in cui l’economia illegale e quella legale convivono in simbiosi coi centri di potere locali.

Il gioco d’azzardo legalizzato e/o clandestino rappresenta una delle teste di ponte della penetrazione criminale nei territori del settentrione d’Italia ed è allo stesso tempo un business milionario che lo Stato tollera a dispetto del carattere predatorio degli imprenditori del settore e del costo sociale elevatissimo che questo comporta. La recente vicenda dell’emendamento “salva slot”, che ha messo in grave imbarazzo il governo Letta di fronte all’opinione pubblica, è emblematica di quanto gli interessi in ballo in questo affare siano numerosi e potenti. Così potenti da cercare di opporsi in ogni modo al nascente movimento “no slot”.

È in questo contesto che si colloca l’attivismo di Mauro, un impegno che non ha incontrato i favori di alcuni politici locali, uno su tutti Pietro Trivi oggi esponente del Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano, precedentemente esponente del PDL. Dopo essere stato assolto in primo grado dall’accusa di corruzione elettorale aggravata nell’ottobre del 2011 (dopo l’assoluzione definitiva riprenderà la carica di assessore al Commercio del Comune di Pavia, da cui aveva rassegnato le dimissioni dopo il rinvio a giudizio), Trivi e il suo partito hanno intrapreso una campagna politica pretendendo scuse da quanti avevano sostenuto che la politica pavese fosse stata soggetta a una permeabilità mafiosa. Di questa campagna hanno fatto le spese esponenti e militanti di tutti i partiti d’opposizione, dal PD al Movimento 5 stelle, passando per Rifondazione Comunista. Tra i destinatari delle querele c’è, appunto, Mauro Vanetti.

Lotta alla Mafia e querele su Facebook

Spazi pubblici e libertà di parola: cosa ci dicono le querele su Facebook?

La querela è

un istituto del diritto processuale penale. Nella maggior parte degli ordinamenti si tratta di un atto declaratorio mediante il quale un soggetto, che si ritenga soggetto passivo di alcuni particolari reati (persona offesa), richiede all’Autorità Giudiziaria di procedere nei confronti dell’autore del reato per la sua punizione. La querela è perciò lo strumento richiesto dall’ordinamento per l’avvio dell’azione penale per i reati non perseguibili d’ufficio e rappresenta una condizione di procedibilità dell’azione (Wikipedia)

Secondo Trivi, Vanetti lo avrebbe danneggiato scrivendo due commenti su Facebook dei quali ha prodotto come prova le copie stampate di due screenshot effettuati sul proprio PC. Nel corso del procedimento penale non sono stati prodotti URL, log, sorgenti HTML della pagina web, indirizzi IP. Invece di questi elementi Trivi ha continuato a produrre screenshot raffiguranti altri commenti pubblicati da Vanetti su Facebook, le pagine web che sul sito dell’attivista ospitavano articoli e lettere sulla questione della penetrazione criminale a Pavia e anche alcune foto profilo.

Sugli aspetti tecnici relativi alla solidità dei materiali prodotti da Trivi ho domandato l’opinione di Marco Giacomello, giurista esperto di diritti digitali. Giacomello afferma che “querele basate sulla produzione di meri screenshot di norma sono abbastanza deboli. Per sostanziarle tecnicamente sarebbe utile utilizzare strumenti di analisi e forensics come hashbot. Tuttavia questi strumenti – contrariamente a quanto si crede – non sono in grado di attribuire valore legale alle prove (giudizio che spetta solo al giudice), ma servono esclusivamente a fornire al giudice un aiuto per la certificazione della validità e la valutazione dei materiali prodotti. La Corte di Cassazione si è occupata di questo problema sostenendo la mancanza di valore probatorio della copia cartacea di una pagina web, se questa non è effettuata con mezzi idonei a garantirne l’autenticità. I termini con cui si è espressa sono i seguenti:

le informazioni tratte da una rete telematica sono per natura volatili e suscettibili di continua trasformazione, e a prescindere, dalla ritualità della produzione, va esclusa la qualità di documento in una copia su supporto cartaceo che non risulti essere stata raccolta con garanzie di rispondenza all’originale e di riferimento ad un ben individuato momento.

Sul caso di Mauro Vanetti non posso esprimere alcuna valutazione precisa senza aver consultato prima gli atti processuali. Quello che posso dire è che di norma singoli screenshot presentati esclusivamente in copia cartacea da un querelante non rappresentano certo una prova di grande solidità”

Alla luce della debolezza degli elementi prodotti a sostegno della querela questa rappresenta, secondo quanto sostengono gli attivisti di Falcemartello, un attacco alle libertà digitali, ovvero al ruolo di internet e dei social network come spazio di dibattito pubblico estremamente accessibile grazie all’abbassamento delle barriere all’accesso dei mezzi di espressione che il digitale mette a disposizione di chiunque.

Questa vicenda sembra avere una carica uguale e contraria a quanto accadde nel 2012, quando lo scrittore Gianrico Carofiglio querelò l’editor Vincenzo Ostuni per uno status pubblicato da questi su Facebook.

In quel caso Andrea Cortellessa difese Ostuni (senza troppo successo, a mio parere) postulando il carattere privato di Facebook. Nel caso di Vanetti, al contrario, non è in gioco il carattere privato del social network, bensì il suo carattere pubblico e il suo valore come strumento per accedere e partecipare al dibattito pubblico di una città, di una provincia e anche di un intero paese.

Il confronto tra queste due vicende sembra dirci quanto in realtà nei social network si produca una zona intermedia in cui la nostra sfera privata e quella pubblica si fondono e si ibridano in qualcosa di nuovo: l’esposizione pubblica del nostro privato e la privatizzazione di quanto decidiamo di rendere pubblico di noi stessi.

Pavia contro le mafie

(foto via http://www.avvocatolaser.net)

Un gesto concreto: solidarietà a Mauro Vanetti

Se è vero che oggi i social network costituiscono una forma di spazio pubblico in cui ci viene data la possibilità di partecipare al dibattito pubblico grazie a strumenti di creazione e distribuzione di contenuti economici e di facile apprendimento, la vicenda di Mauro Vanetti diviene emblematica di quanto sia importante difendere le nostre libertà digitali.

Per questo è importante dimostrare la nostra solidarietà con un gesto concreto, perché una querela costa: costa energie, tempo e molti soldi.

Per le energie e il tempo Mauro può contare solo sulla sua tempra e sull’appoggio di amici e compagni che gli stanno vicino. Per i soldi possiamo contribuire anche noi. Chi voglia partecipare alle spese legali e a questa battaglia che ci riguarda tutti può farlo attraverso una donazione:

  • con PostePay dedicato 4023 6006 5041 3893 intestato a Mauro Stefano Vanetti

  • con PayPal inviando denaro a mauro.vanetti@email.it con causale “Zitti mai”

Perché è essenziale e determinante per il nostro futuro costruire, coltivare e difendere gli spazi pubblici di espressione, siano essi reali come una piazza o immateriali come un social network.