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L'installazione di Vanni Quadrio, interviene sullo spazio esterno
della Biblioteca Comunale.
L'artista interpreta il contesto espositivo partendo dalle categorie logiche
del chiuso e dell'aperto: affronta lo spazio immenso del paesaggio marino
inserendolo in una scena, per consentire allo sguardo di poggiarsi, di
trovare un riferimento prospettico. Al tempo stesso mette in comune la
propria lettura della realtà che lo accoglie popolando la terrazza
della Biblioteca di sculture che rappresentano un altro simbolo di Isola
delle Femmine; il gabbiano. Gabbia - no, questa è la formula che
egli stesso adopera accostandosi alla definizione di questa creatura dalla
doppia natura di essere libero e onnivoro. L'idea che esprime è
chiaramente quella di libertà, ma che tipo di libertà? Vanni
ha letto lo spazio, ha ragionato sulla propria lettura, ha elaborato un
modus che potesse raccontare agli altri quest'esperienza. Il gabbiano
in tal senso è da subito il tramite che l'artista porta nel proprio
lavoro e nel confronto con il gruppo degli artisti e con le molteplici
interpretazioni che si producono quotidianamente. Il primo possibile incontro
con questo luogo si realizza attraverso la creatura che su quest'isola
regna incontrastata. L'osservazione, lo studio e la scultura sono passaggi
intensi di una ricerca che non riguarda unicamente il contesto dell'espressione
artistica ma, prima ancora, la vera compenetrazione con quest'ambiente.
Nasce da qui il percorso di approfondimento della simbologia legata al
gabbiano e la scoperta di tutto ciò che attraverso il suo medium
riesca ad emergere dall'indefinitezza delle sensazioni per svolgersi attraverso
la creatività e la costruzione. L'armonia delle linee che esso
disegna in volo, la sua capacità di connettere cielo, terra e acqua,
di portarci con l'immaginazione sull'isola, qualsiasi isola. Ogni attraversamento
dello spazio che separa la terraferma da un'altra terra non è un
salto ma una crescita, questa forse è un'ipotesi di libertà.
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Vanni Quadrio
Vive a Palermo e lavora tra Palermo e Caltanissetta.
Si laurea in psicologia con tesi sul linguaggio dell'arte e arte - terapia:
risorse per comprendere il dialogo interiore, prosegue gli studi artistici
e psicologici parallelamente. Dal 1996 prende il via la sua attività
terapeutica grazie ad un Laboratorio introduttivo di Formazione in Arte-Terapia
cooperativa sociale ad Alaya, Torino. Da allora fino ad oggi frequenta
numerosi corsi in teoria e tecnica dell' arte - terapia indetti dalla
Provincia regionale di Palermo e dall' Ass. Art terapy di Palermo, Bologna
e Torino e dalla Scuola di Formazione quadriennale in Arte e Danza Terapia
Art - Terapy Italiana (Goldsmith's College University of London). Attualmente
esegue ritratti, pitture murali e trompe l'oeil per committenze private
e per esercizi pubblici, tiene corsi di pittura, disegno e ceramica e
attività di riabilitazione con pazienti psichiatrici. Negli ultimi
anni la sua ricerca artistica si è liberata sempre più delle
implicazioni psico - terapeutiche e ha costruito sull'esperienza e sullo
studio una propria autonomia espressiva.
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